Sede

Complesso di Sant'Antoniello a Port'Alba Il Centro di Ateneo per le Biblioteche ha sede nel Complesso di Sant'Antoniello a Port'Alba, in piazza Bellini 59-60, nel centro storico di Napoli.

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Il monastero di Sant’Antonio di Padova a Port’Alba fu fondato a metà del Cinquecento da suor Paola del Cappellano come sede di una comunità di suore francescane che lo ressero fino al 1808, quando venne chiuso a seguito della soppressione degli ordini religiosi decretata da Gioacchino Murat. Il ritorno dei Borbone portò nel 1820 alla riapertura del monastero, affidato alle suore Servite, da cui passò alle Figlie di Maria Ausiliatrice (1925-1976) e finalmente alle Piccole Ancelle di Cristo Re che vi rimasero fino al 1992.

Dal 1981 il Complesso è patrimonio del Comune di Napoli che lo ha concesso in comodato d'uso all'Università di Napoli Federico II; fra il 2000 e il 2004 l’Ateneo ha provveduto al restauro, all'adeguamento alle norme di sicurezza e all'adattamento degli edifici alla nuova funzione, consentendo il recupero di una di una struttura di particolare valore storico e architettonico che è stata aperta al pubblico nel 2008 come sede della Biblioteca di Ricerca dell'Area Umanistica (BRAU).

Il Complesso di Sant’Antoniello è il risultato dell’aggregazione di due preesistenti edifici quattrocenteschi: il palazzo con cappella di Alvaro de Mendoza (un tempo appartenuto a Onorato Gaetani), che rappresenta il primo nucleo del monastero e corrisponde all’area dell’attuale chiostro e il palazzo Conca (già Pandone) acquistato dalle suore francescane nel 1637.
Il Complesso subì nel corso degli anni numerosi rifacimenti, dovuti in parte all’esigenza di raccordare funzionalmente gli edifici che lo componevano, in parte per porre rimedio ai danni causati dai terremoti che si verificarono nel corso del Seicento e del Settecento.
Nel Cinquecento l’intervento più importante fu rappresentato dalla costruzione della chiesa in luogo della cappella di palazzo Gaetani.
Nel Seicento i terremoti degli anni 1688 e 1694 colpirono pesantemente il monastero rendendo pericolanti molte parti e danneggiando gravemente soprattutto Palazzo Conca. Il progetto di recupero fu affidato ad Arcangelo Guglielminelli che provvide alla ricostruzione secondo le esigenze delle religiose dell’interno di palazzo Conca, demolito perché pericolante dopo il sisma e costruì un nuovo piano al posto del cornicione; l’intervento di Guglielminelli comportò una pesante alterazione della quattrocentesca facciata in piperno di palazzo Conca di cui furono tuttavia conservati i portali principali.
Nel Settecento, oltre ad altre opere di consolidamento a seguito del terremoto del 1732, si realizzarono due lati del chiostro e i corrispondenti corpi di fabbrica, una nuova sacrestia, la chiusura del vicolo lato Sapienza per costruire celle e locali di servizio, il rifacimento della facciata del monastero su piazza Bellini e dello scalone d’entrata.
Tratto di murazione greca
Gli interventi di restauro compiuti nei primi anni di questo secolo hanno consentito di portare alla luce elementi  appartenenti ad un passato ancora più remoto: e così una parte del pavimento del chiostro è stata sostituita con lastre trasparenti per consentire la visione di un pezzo della murazione cittadina di età greca del V e IV sec. a. C. che da piazza Bellini continua sotto il Complesso e in angolo dello stesso chiostro una colonna di spoglio. 

Tutte le notizie contenute in questa pagina sono tratte dal volume Sant'Antoniello a Port'Alba, a cura di Adriana Valerio e Aldo Pinto, Napoli, Fridericiana, 2009.