Conservazione digitale

Il Centro di Ateneo per le Biblioteche è impegnato da alcuni anni in molteplici attività volte a garantire la conservazione efficace e a lungo termine, sia del patrimonio bibliografico elettronico posseduto dall’ateneo, sia dei documenti amministrativi. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli identificatori persistenti

La Conservazione degli atti amministrativi 

Il Centro di Ateneo per le Biblioteche insieme con il Centro di Ateneo per i Servizi Informativi (C.S.I.) cura la conservazione, in modo permanente e con modalità digitali, dei documenti e dei fascicoli formati con strumenti informatici, tramite l’adozione di regole, procedure e tecnologie atte a garantire l’autenticità, l’integrità, l’affidabilità, la leggibilità e la reperibilità degli oggetti conservati, in ottemperanza a quanto prescritto dalla normativa vigente in materia e dalle relative regole tecniche (D.P.C.M. 3 dicembre 2013, pubblicato sulla G.U. n. 59 del 12 marzo 2014 - suppl. ord.). Il sistema di conservazione è stato realizzato dal Centro Servizi Informativi di Ateneo in accordo con quanto riportato nel “Manuale di conservazione” dell’Università, redatto dal Responsabile del Servizio di Coordinamento del Protocollo Informatico dott.ssa Clelia Baldo e del Responsabile della Conservazione dei documenti informatici dott. Vincenzo De Luise e approvato con delibera del CdA  n. 39 del 26 settembre 2016. Il Servizio è stato avviato in produzione con la conservazione delle fatture elettroniche 2015 attive e passive dell’Ateneo.

Conservazione del patrimonio bibliografico elettronico

Il CAB aderisce a diversi progetti di conservazione digitale nel lungo periodo relativi sia alla letteratura accademica internazionale acquistata dall’ateneo da diversi editori sia alle pubblicazioni dell’Università di Napoli realizzate sulle piattaforme SeReNa e fedOApress (collane di monografie).

Portico logoPortico
Portico nasce nel 2002 come iniziativa di archiviazione elettronica lanciata da JSTOR, con una sovvenzione della Andrew W. Mellon Foundation, coinvolgendo editori e biblioteche con l'obiettivo di conservare la letteratura accademica pubblicata in forma elettronica e di garantire che tali materiali restino accessibili ai futuri studiosi, ricercatori e studenti.

 

Lockss logo

LOCKSS

LOCKSS (ovvero: Lots of copies keep stuff safe, "molte copie mantengono il materiale al sicuro") è un sistema open source per la preservazione digitale che si rivolge principalmente alle biblioteche. Basato sul concetto di ridondanza, riproduce a livello digitale il più efficace meccanismo di conservazione utilizzato fino ad ora dalle biblioteche per le risorse analogiche: mantenere tante copie di un documento distribuite tra tante biblioteche per assicurare continuità di accesso al contenuto.

Aderiscono al progetto le maggiori biblioteche al mondo; in Europa tra le altre: British Library, Cambridge University, Oxford University, Humboldt University; negli USA tra le altre: Stanford University, University of California Berkeley, Columbia University, Harvard University, Carnegie Mellon University, Cornell University, Library of Congress, Yale University, New York Public Library, Johns Hopkins University, Virginia Tech, Amherst College, Princeton University

 

Clockss logo

CLOCKSS

CLOCKSS (ovvero: Controlled Lots of Copies Keep Stuff Safe) costituisce un esempio di “community” internazionale a carattere no profit che vede il coinvolgimento diretto e attivo di  biblioteche ed editori scientifici. E’ un dark archive per la preservazione a lungo termine dei documenti accademici e di ricerca pubblicati in edizione elettronica. L’obiettivo è quello di garantire la preservazione dei contenuti digitali e di rendere disponibili per tutta la comunità scientifica mondiale quei contenuti abbandonati o orfani a seguito di eventi di emergenza come l’uscita dal mercato di un editore, l’indisponibilità di un titolo perché abbandonato dal singolo editore, altri eventi catastrofici. CLOCKSS offre un approccio associativo al problema, mettendo a disposizione una tecnologia open source già sperimentata con successo.

 

Magazzini digitali

Magazzini digitali

Magazzini Digitali è il servizio nazionale coordinato di conservazione e di accesso nel lungo periodo delle risorse digitali. 

Il progetto Magazzini Digitali (avviato nel 2006 dalla Fondazione Rinascimento Digitale, dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma) sperimenta su larga scala un’infrastruttura di immagazzinamento e gestione delle risorse digitali affidabile e sicura nel tempo.

Rispetto alla fase iniziale, il progetto sta ora evolvendo in un servizio operativo basato su due siti principali di deposito, gestiti dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, e da un dark archive gestito dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.

Per maggiori informazioni:  Digitalia, 5(2010), n. 2, pp. 144-153 (versione online; pdf, 129kb).

Gli Identificatori Persistenti

E' ben noto che la mancanza di affidabilità delle risorse digitali su Internet in termini di integrità, originalità e autorevolezza, tende a ostacolarne la diffusione ed accettazione nonché l’utilizzo. L’adozione di un riferimento stabile e autorevole per queste risorse è fondamentale per identificarle le risorse in modo affidabile e certificato, in particolare per quanto riguarda l'autenticità e integrità delle risorse digitali, oltre che per garantirne un accesso continuato nel tempo. Una soluzione affidabile, quindi, è quella di associare un Persistent Identifier (PI) autorevole a una risorsa digitale, che rimarrà perennemente associato alla risorsa indipendentemente da dove essa sia collocata.

Per garantire l'dentificazione in modo affidabile e certificato delle risorse pubblicate in forma elettronica su SeReNa e fedOApress (collane di monografie), il Centro di Ateneo per le Biblioteche aderisce ai seguenti progetti di Identificatori Persistenti:

NBN

NBN

In Italia è stato deciso di implementare lo standard National Bibliography Number (RFC3188) come sistema di identificazione e certificazione delle risorse partendo del dominio dei Beni Culturali. La sua caratteristica di essere uno standard aperto che assegna la responsabilità degli identificativi alle rispettive Biblioteche Nazionali di ogni paese del mondo, la flessibilità nell’ implementazione dell’architettura e la possibilità di implementare policy di autenticazione e certificazione delle risorse, sono stati tra gli elementi decisivi per questa iniziativa.

 L’IP NBN verrà attribuito, in maniera non esclusiva di altri IP, ai documenti diffusi tramite rete informatica oggetto di deposito legale, nonché alle tesi di Dottorato ed eventualmente ad altre pubblicazioni scientifiche delle Università, disponibili anche ad accesso aperto (OA), e depositate in Magazzini Digitali.

Per maggiori informazioni si può leggere Il progetto National Bibliography Number Italia (NBN:IT). Un identificatore persistente a supporto del deposito legale nazionale delle risorse digitali, in JLis, 3(2012), n. 1, pp. 144-153


DOI

DOI

Il Digital Object Identifier (DOI) è uno standard che consente l'identificazione duratura, all'interno di una rete digitale, di qualsiasi entità che sia oggetto di proprietà intellettuale e di associarvi i relativi dati di riferimento, i metadati, secondo uno schema strutturato ed estensibile.

L’Università degli Studi di Napoli Federico II è promotrice del Progetto DOI della CRUI